Cosa ti ha portato a fare l’attore?
Una passione che avevo fin da piccolo, alimentata dalla frequentazione dall’età di 14 anni di una compagnia amatoriale a Napoli e poi coronata dall’ammissione al Laboratorio di Esercitazioni sceniche di Roma diretto da Gigi Proietti nel 1991.
Fare l’attore è una scelta di vita o professionale?
Nel mio caso è stata una scelta sia di vita che professionale, ho cambiato città, sono andato a vivere da solo e ho capito che è necessario che questo avvenga, in quanto poi la crescita professionale è più veloce.
Con due parole, cos’è per te il teatro?
E’ la mia vita, la mia passione, la mia salvezza.
Sei un tipo curioso nel tuo lavoro?
Moltissimo, mi annoio facilmente e questo mi porta a cambiare, a mettere il naso in cose nuove insomma, a rischiare sempre.
Quale è stata l’esperienza più interessante della tua carriera?
Sono state tante, ma sicuramente l’attuale regia di “Aggiungi un posto a tavola” nel suo 50° è stata la più entusiasmante in quanto un po’ il raggiungimento di un traguardo molto prestigioso: dirigere la più importante commedia musicale italiana, uno delle opere del nostro miglior Teatro nel suo anniversario mi ha onorato e reso felice specie per il grande successo e gradimento che sta ottenendo.
Hai mai fatto cinema? E se non l’hai fatto, lo vorresti fare?
Ne ho fatto, con Scola, Vanzina, Brizzi, Reali, Manfredi, ma poco rispetto al Teatro e vorrei sicuramente farne di più.
Quali sono le difficoltà nel lavoro teatrale?
Trovarlo perché i momenti di attesa sono duri e snervanti, una volta trovato avere il ruolo giusto nella pièce che tu desideravi fare e trovarti bene con il cast e con il regista.
I giovani sono attratti dalla facilità con cui si raggiunge il successo. Sia recitativo che discografico. Motivati da glamour che da talento. Qual’è il vero trend per un attore?
Quello che i Maestri hanno sempre insegnato: studiare, fare la gavetta e farsi trovare pronti al momento giusto e poi alla fine aveva ragione il grande Peppino De Filippo che sosteneva che per fare questo mestiere ci vogliono tre cose “fortuna, fortuna, fortuna”.
Quali sono le qualità di un vero attore?
Talento ma direi ancora di più tenacia e determinazione.
Con “Aggiungi un posto a tavola”, ha raggiunto una splendida notorietà.
Come detto sopra Aggiungi è il coronamento di un sogno sotto tanti punti di vista, devo dire però che se sta avvenendo è merito anche di questi miei trent’anni di continua attività sul campo che mi ha dato modo di farmi conoscere, e a Dio piacendo, apprezzare.
Chi sono gli attori, i colleghi, che ti hanno dato la spinta per andare avanti?
Sicuramente uno fra tutti: Gigi Proietti che anche solo con lo sguardo mi ha trasmesso stima fiducia e quell’incoraggiamento che per un giovane che comincia è qualcosa di enorme. Incoraggiamento, stima e fiducia proseguita per oltre vent’anni fino alla summa di tutti i suoi lavori fatti ovvero a “Cavalli di battaglia” in teatro e in tv.
Come descriveresti il tuo talento?
Costruito negli anni, affinato, e sempre meglio compreso con il crescere degli anni e dell’esperienza.
Cos’è il teatro di ricerca?
Il teatro di ricerca ha rappresentato un periodo storico importante e impattante nel tessuto teatrale degli anni ’70 ed anche oggi ci sono tanti gruppi molto interessanti che propongono ottimi spettacoli purtroppo con grande fatica: è un teatro che scopro sempre con grande entusiasmo, ricordo tutte le volte che sono andato a Sant’Arcangelo dei Teatri da dove sono sempre tornato con moltissime idee che ho poi utilizzato negli spettacoli cosiddetti “tradizionali”.
L’attore che vuole recitare bene il suo personaggio, per una giusta recitazione, deve porsi delle domande e aspettare delle risposte?
Deve porsi e fare domande, ma soprattutto osservare il mondo circostante, la gente che passa, i loro tic, il loro modo di camminare, di parlare…non c’è scuola migliore che la vita.
Se la tua vita fosse uno spettacolo teatrale, chi sarebbe il regista?
Mi piacerebbe molto fosse Eduardo De Filippo, sicuramente pensando all’altra vita, il più tardi possibile ovviamente, l’ho anche sognato una volta…chissà…ho il rammarico di non averlo mai conosciuto.
Marco, dove sarai fra dieci anni?
A Teatro a fare la voce di Dio in “Aggiungi un posto a tavola”, l’unico ruolo possibile che mi manca dopo Toto e Crispino.